L'eccidio del 21 novembre

A seguito del cannoneggiamento attuato tra i due eserciti nella notte tra il 19 e il 20 novembre, per i tedeschi è tempo di mettere in atto la direttiva di Kesselring: fare terra bruciata.

Pietransieri viene completamente distrutto insieme a Roccaraso, Rivisondoli, Castel Di Sangro, Ateleta.

Non una casa ancora in piedi. A salvarsi è la sola Pescocostanzo, per la sua fortunata collocazione rispetto agli altri paesi.

Rimane però ancora un punto dove ci sono rifugiati: la Valle della Vita. Circa 300 persone ammassate nei casolari della zona.

I "Cuozz" non avevano evidentemente capito la gravità della situazione e tutti le morti avvenute fino al 20 novembre non erano bastate a far abbandonare quei luoghi.

eccidio 21 novembre
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Ebbene la mattina del 21 novembre, verso le 8:00, un manipolo di soli 7 soldati tedeschi, i pochi che erano riusciti ad avere il coraggio delle proprie azioni, giunge al borgo dei Limmari e si divide prendendo direzioni differenti: 2 di essi si recarono al casolare D'Aloisio, altri 2 al casolare Macerelli e ancora 2 al casolare Di Virgilio. Del settimo soldato non si sa molto, forse un porta mine o forse il tenente stesso.

Il loro compito era uno solo: sgomberare l'intera area a tutti i costi, vista l'imminente minaccia britannica. In che modo? Arrivando alle prime masserie, uccidendo una parte dei rifugiati, siano essi uomini, donne o bambini, e metterne in fuga gli altri: un messaggio chiaro e univoco.

Il casolare D'Aloisio

I soldati si avviano verso le rispettive destinazioni ma c'è qualcuno che arriva prima di loro. I paesani raccontano del gesto di un "soldato buono", che trafelato arriva ad avvisare i rifugiati nel casolare dell'imminente tragedia, nel tentativo di far salvare almeno i giovani e i bambini.

Il casolare D'Aloisio è diviso in due unità abitative; una ospita 14 persone e l'altra 8 persone. Dopo il messaggio del giovane soldato, la maggior parte di essi si dà alla fuga, ad eccezione di 6 persone, i più anziani. Il soldato raggiunge le altre masserie e altri 17 fuggono, prendendo vie diverse. Chi ha scelto la via del fiume purtroppo non si salverà.

E il manipolo arriva. Un uomo è fuori casa, 5 donne sono dentro. L'uovo viene freddato fuori, poi i soldati entrano e mitragliano le donne. Quattro di esse sono nel soggiorno cucina, una paralitica anziana viene mitragliata in camera da letto. I due soldati restano nel casolare.

casolare daloisio
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Il casolare Macerelli

La storiografia più recente, che ha studiato questa vicenda che per molto tempo è rimasta di difficile comprensione e ricostruzione, ha definito l'operazione di Limmari un atto di terrorismo, dato che il fine ultimo era effettivamente di terrorizzare gli abitanti di questa zona per spingerli ad andare via, mantenendo intatta la "reputazione" dei militari che avevano operato in quell'area.

Nel Casolare Macerelli ci sono 33 persone rifugiate. Il "soldato buono" arriva anche qui ad avvertire che stanno per arrivare i suoi commilitoni per uccidere tutti. Le fonti storiche certificano la sua esistenza ma l'identità non è mai stata appurata.

Il Macerelli è il casale che ospita il forno, l'unico della zona, che pochi giorni prima era stato minato. Insieme al forno, una parte della masseria è saltata in aria e i rifugiati avevano già trascorso le notti seguenti tra freddo e pioggia. Si erano messi al lavoro per riparare i danni, a dimostrazione del fatto che non c'era nessuna intenzione di andar via da quei luoghi.

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Dei rifugiati, 18 si danno alla fuga dopo essere stati avvertiti dal "soldato buono" che nel frattempo è riuscito ad arrivare anche in questo casolare, anticipando gli altri soldati. La vita di una parte di loro avrà comunque un triste epilogo, in funzione della direzione di fuga scelta.
Coloro che non fuggono, 15 tra uomini, donne e bambini, vengono intercettati dai soldati tedeschi, radunati fuori dal casale e giustiziati con i mitragliatori. La masseria viene quindi minata e fatta saltare in aria.

Il tutto avviene nella più totale mancanza di comunicazione tra tedeschi e italiani. La mancata gestione dello sfollamento nei giorni previsti e la totale assenza di rappresentanti delle istituzioni locali, anch'essi in fuga, elimina ogni possibilità di scambio verbale tra le due nazionalità. In mancanza della parola, l'unico mezzo di comunicazione in questo drammatico contesto restano le armi.

Il casolare Di Virgilio

Due dei soldati incaricati di fare terra bruciata giungono, con passo lento, al casolare Di Virgilio:

"Mentre i soldati tedeschi si dirigevano al casolare Di Virgilio incontrarono Edorista di Cristoforo, che portava il pane alle altre masserie. La uccisero ma si portarono dietro il pane appena sformato." (Maurizio Di Padova).


Il "soldato buono" non arriva ad avvertire gli abitanti ma, al suo posto, arrivano i fuggitivi degli altri casolari. Il numero degli occupanti aumenta a dismisura, arrivando a circa 80 persone. Del totale, 35 persone rimangono nella struttura, mentre gli altri decidono di darsi alla fuga.

I soldati giungono, radunano tutti i presenti nello stanzone a pianterreno e fanno fuoco. 35 morti si aggiungono alle 15 vittime del casolare Macerelli e alle 6 del casolare D'Aloisio:

"Furono chiusi in un fondaco. Gli occupanti riuscirono ad aprire la porta e tentarono di portare le loro ragioni davanti ai tedeschi ma inutilmente. Un soldato li mitragliò tutti." (Maurizio Di Padova).


Ad esecuzione avvenuta, i soldati abbandonano le vittime e si dirigono verso il casale Macerelli, riunendosi agli altri 2 che lì avevano provveduto ad uccidere i presenti. Con loro c'è probabilmente anche il tenente Shulemburg o il porta mine. I 5 scendono giù fino al casolare D'Amico che è ormai pieno di persone.

Il casolare D'Amico

Qui ci sono circa 60 persone rifugiate. Si racconta, con disordine e terrore, quello che è appena avvenuto negli altri casolari, fino a quando i tedeschi arrivano.

La prima persona che incontrano fuori è una delle sorelle di Virginia Macerelli; le ordinano di accendere un fuoco. La donna chiede di occuparsene a sua nonna, Laura Calabrese, di 76 anni, che si allontana in cerca di legna. Questa sarà la sua salvezza perché la ricerca della legna la porterà fuori dall'orbita dei tedeschi, presi da altre faccende.

I soldati nascondono un fucile mitragliatore dietro una siepe, quindi fanno uscire tutti all'esterno del casolare per una "perquisizione" e radunano vicino ad un albero quelle che sono già fuori. Nel momento in cui i rifugiati si apprestano a uscire dal casolare, vengono colpiti da una raffica di pallottole. Perdono la vita 53 persone.

Alcuni testimoni che si trovavano a passare nei dintorni raccontano che le grida di strazio e di dolore coprivano il rumore del mitragliatore. Coloro che si trovavano già fuori, radunati davanti a un grande albero, vengono fatti saltare con una mina insieme al tronco.

"Vidi uno spettacolo orrendo, tutti i cadaveri riversati a terra a forma di cerchio intorno al tronco di albero che quasi non esisteva più, bruciato dallo scoppio di una mina. Giunse anche Di Cristoforo con gli altri pochi uomini che erano alla macchia e con il suo lume riconobbi mia moglie e mio figlio Evaldo rimasto in ginocchio con gli occhi aperti e lo sguardo in su. Gli presi la testa tra le mani, pareva volesse dirmi qualcosa ma una pallottola aveva forato la tempia." (Italino Oddis).


Da questo episodio emergono soli 2 superstiti: la piccola Virginia Macerelli e Flavio, un bimbo suo coetaneo. Virginia si salva perché protetta dal corpo della madre durante il mitragliamento. Colpita alle braccia e a una gamba, deve la sua vita al corpo della madre che le fa da scudo. Nonostante la sofferenza, ha la freddezza di non farsi notare dai soldati, soprattutto nel momento in cui uno di questi, forse lo stesso tenente, decide di freddare coloro che sono ancora agonizzanti a terra, con un colpo alla fronte o alla nuca.

I tedeschi vanno via ma prima, probabilmente, si rendono conto della dimensione di quello che è stato il loro gesto e decidono di cancellare ogni traccia. Più tardi torneranno per incendiare la masseria e cancellare le prove del loro operato.

Virginia verrà salvata da sua nonna, il giorno seguente; il piccolo Flavio invece, dimenticato, morirà di lì a poco.